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domenica 22 novembre 2009

Il Pellegrinaggio è il quinto pilastro dell'Islàm

Dice Allàh, sia gloria a Lui l'Altissimo, nel Sublime e Sapiente Corano:

"Il Pellegrinaggio alla Casa per amore di Allàh è un dovere di ogni uomo che ne abbia la possibilità."

"Eseguite il hàjj e la 'umrah per amore di Allàh".

Ci sono due tipi di pellegrinaggi: il pellegrinaggio maggiore (hàjj) e il pellegrinaggio minore (umràh)


Il Pellegrinaggio minore (Umràh)
Il Pellegrinaggio minore si può eseguire in ogni periodo dell'anno e quando si esegue nel mese di Ramadàn ha lo stesso valore del pellegrinaggio maggiore. La Mecca è all'interno di un territorio sacro in cui ci sono alcuni luoghi, indicati dallo stesso Profeta Mohammed (pbsl), dove i pellegrini devono mettersi in stato di consacrazione. Questi luoghi sono cinque, chiamati in arabo con il termine mauaqìt. Ognuno di questi posti è localizzato sul confine in relazione alla posizione geografica del paese di provenienza. Quando il pellegrino giunge al suo miqàt deve eseguire l'abluzione maggiore, tagliarsi le unghie, accorciarsi i capelli, profumarsi ed indossare il vestito del pellegrino. L'abito del pellegrino è costituito da due lunghe pezze di stoffa senza cuciture, pulita e bianca. La pezza che si avvolge intorno ai fianchi, sotto il petto, si chiama izàr, l'altra, che si indossa sulla parte superiore del corpo si chiama rìda. L' Izàr e rìda sono per gli uomini mentre le donne portano un normale abbigliamento, possibilmente bianco, islamicamente corretto, vale a dire che le uniche parti esposte siano le mani e il viso. Appena indossato l'abito del pellegrino, il fedele formula l'intenzione di eseguire il piccolo pellegrinaggio e lo inizia.

Il Pellegrinaggio maggiore
Il pellegrinaggio maggiore si svolge, a differenza del minore, in un periodo ben definito dell'anno. Questo periodo inizia l'ottavo giorno di zu-l-hìggia dodicesimo mese dell'anno lunare e termina il giorno tredici dello stesso mese.
Il fedele giunto nel suo miqàt si mette in stato di consacrazione ed esprime l'intenzione di effettuare l'hàgg.
Il giorno otto il pellegrino deve essere a Mina (località a qualche chilometro dalla Mecca) prima del mezzogiorno.
Dopo l'adorazione quotidiana dell'alba del giorno nove il pellegrino si mette in viaggio verso la pianura di 'Arafa, dove giunge verso mezzogiorno. Nella pianura di 'Arafa il fedele sosta in preghiera e in adorazione fino al tramonto. Al tramonto del sole il pellegrino lascia la pianura di 'Arafa, dirigendosi verso una località chiamata Mùzdàlifah. Qui il pellegrino esegue in "combinazione differita" l'adorazione quotidiana del tramonto e quella del calar delle tenebre, quest'ultima accorciata.
Dopo la preghiera dell'alba il pellegrino si reca, se è possibile, ad una montagna vicina, detta al-màsh'aru-l-haràm il sacro segnacolo, dove glorifica Allàh. Poi raccoglie sette sassolini, discende a Mina e procede alla "lapidazione di Satana" al pilastro detto giàmratu-l-'aqabah, dicendo ad ogni lancio: Allàhu àkbar.
Il dieci di Zu-l-hìggia, il giorno del sacrificio yàumu-n-nàr, in commemorazione della obbedienza incondizionata ed assoluta del profeta Ibrahìm, su di Lui la pace.
Dopo la "lapidazione di Satana" il pellegrino esegue l'immolazione della vittima sacrificale, la cui carne sarà distribuita ai bisognosi. Eseguito il sacrificio il pellegrino si rade i capelli o ne taglia qualche ciocca mentre le donne accorciano i capelli della lunghezza della punta di un dito. A questo punto cessano le limitazioni dello stato di ihràm ad eccezione del rapporto coniugale. Il pellegrino smette l'izàr e il rìda e si mette l'abito normale.
Successivamente il pellegrino si reca da Mina alla Mecca per eseguire la circumambulazione della nobile Kaaba. Eseguita, il pellegrino sale a Safa ed esegue il sà'y. Con il compimento della sà'y all'uscita da Màrua, nel giorno dieci cessa anche la limitazione dei rapporti coniugale, la vita ritorna "normale".
Nei tre giorni successivi, (undici, dodici e tredici, detti ayyàmu-t-tash/rìq), il pellegrino soggiorna a Mina, dove ogni giorno, nel pomeriggio, esegue la "lapidazione di Satana" ai tre pilastri, incominciando dal più piccolo e finendo con il più grande. Si può limitare la permanenza a Mina a due giorni e la partenza deve avvenire prima del tramonto.Prima di riprendere la via del ritorno il pellegrino passa alla Mecca dove compie la circumambulazione della Nobile Ka'ba per il commiato.

Il digiuno nel mese di Ramadan è il quarto pilastro dell'Islàm

Il mese di Ramadàn è il nono dell'anno egiriano e l'anno egiriano è lunare. L'anno egiriano è di 354 giorni e sull'anno solare, che è fisso, l'anno lunare si sposta in avanti di 11 giorni all'anno. I mesi dell'anno lunare non hanno giorni fissi , ma il numero dei giorni del mese dipende dal novilunio, che può avvenire o ventinove o trenta giorni dopo il novilunio del mese prima. Da ciò di deduce che ognuno dei mesi attraversi tutte e quattro le stagioni e quindi avrà archi diurni brevi durante l'inverno e lunghi durante l'estate. Siccome questa regola vale anche per il mese di Ramadàn e quindi ci saranno Ramadàn con giorni con archi diurni lunghi e altri brevi. Quando nell'emisfero nord è estate, in quello del sud è inverno e quando al nord è inverno al sud è estate. In questo modo a lungo andare i musulmani avranno digiunato lo stesso numero di ore! Il digiuno del Ramadàn consiste nel non assumere nè cibo ne bevande, nel non fumare, nel non avere rapporti coniugali, nel non ingerire nessun tipo di sostanze (anche medicinali) per via orale e nel non introdurre nel corpo, per qualsiasi altra via (iniezione, via rettale) sostanza o medicinali, nell'arco diurno, che inizia all'alba e termina al tramonto, per tutti i giorni del Ramadàn. Tutti i musulmani puberi, maschi e femmine, capaci di intendere e di volere, sono tenuti all'obbligo del digiuno. La rottura involontaria del digiuno non comporta nessuna sanzione, purchè, dopo aver preso coscienza della rottura involontaria, si riprenda il digiuno. Nel caso la rottura del digiuno sia consapevole il trasgressore è tenuto a rimediare in uno dei seguenti modi:
offrire un pasto a sessanta musulmani bisognosi
dare a sessanta musulmani l'equivalente in denaro di un pasto
fare digiuno di 60 giorni
Il digiuno comincia prima dell'inizio del tempo di adorazione rituale dell'alba (salàtu-l-fàjr) e deve essere preceduto dall'intenzione di digiunare per tutto il giorno seguente. Il tramonto del sole segna la fine del digiuno e cessa, quindi il dovere dell'astinenza. L'astinenza viene rotta mangiando o uno o tre datteri, o in mancanza dei datteri bevendo dell'acqua.
La rottura dell'astinenza giornaliera si chiama iftàr. All'avvicinarsi dell'alba viene fatta una piccola colazione detta suhùr con dei datteri. Quando spunta la luna nuova del decimo mese dell'anno lunare, il mese di Shawal, termina il mese di Ramadàn e con esso il digiuno. Nel primo mattino si celebra l'adorazione congressuale della solennità festiva della rottura del digiuno di Ramadàn, all'aperto e a cui tutti i musulmani della zona debbono partecipare. All'inizio della celebrazione ogni musulmano è tenuto a versare nella cassa della comunità una somma di denaro della zakàtu-l-fitr. Questa somma deve essere pagata anche per il neonato che è venuto al mondo prima della adorazione congressuale della solennità. L'importo del zakàtu-l-fitr è pari al valore di un pasto per ciascun componente della famiglia.
Sono esenti dal digiuno:
i malati (quando il digiuno sia gravemente pregiudiziale alla salute)
i viaggiatori ( per un viaggio di oltre 81 km per il periodo del trasferimento di andata e quello di ritorno)
Hanno facoltà di non digiunare:
le donne che allattano
le persone in età avanzata
Il digiuno è proibito alle donne mestruate e in puerperio. Quando le cause legittime della interruzione del digiuno cessano l'interessato o l'interessata sono tenuti a recuperare i giorni in cui non hanno fatto digiuno in Ramadàn. Per le persone anziane che non possono per ragioni di salute affrontare il digiuno sono previste due alternative:
qualora la persona anziana possa praticare il digiuno per almeno un giorno, il digiunare quel giorno con l'intenzione di digiunare per tutto il mese di Ramadàn, rende assolto l'obbligo, se la persona non può digiunare nemmeno un giorno, per le sue precarie condizioni fisiche, l'obbligo del digiuno si assolve in due modi:
a) con l'offerta di un pasto al giorno , per tutto il periodo del Ramadàn ad un musulmano indigente), con l'offerta di una somma sufficiente ad assicurare un pasto al giorno per tutti i giorni del mese di Ramadàn.
In tutto questo mese santo le opere compiute hanno presso Allàh un pregio superiore alle opere compiute negli altri mesi. Il mese di Ramadàn è il mese dello sforzo per arricchire la spiritualità, per aumentare la fede, per approfondire la scienza religiosa , per aumentare il timore di Allah, per migliorare la condotta morale e per dare maggiore forza alla pratica dell'Islàm e alla diffusione della parola d'Allàh. Il Ramadàn è il mese del colloquio con se stesso, il mese dei bilanci e dei programmi futuri, è il mese del rafforzamento del proposito di camminare nella retta via, nella salvifica luce del Sublime e Sapiente Corano e dell'Insegnamento del Profeta Muhammad (pbsl). Quando due musulmani si incontrano in Ramadàn, dopo l'augurio di pace (as-salàmu 'alàikum e la riposta (ua 'alàikumu-s-salàm ua ràhmatullàh) si scambiano l'augurio di Ramadàn dicendo: Ramadàn karìm! (Generoso Ramadàn) e rispondendo: Allàhu àkram! ( Allàh è più generoso!)

La Zakàh è il terzo pilastro dell'Islàm

Dice Allàh, sia gloria a Lui l'Altissimo, nel Sublime e Sapiente Corano:

"Eseguite l'adorazione rituale quotidiana, pagate l'imposta coranica ed ubbidite all'Apostolo, può darsi che vi venga usata misericordi."

"Annuncia a coloro che accumulano l'oro e l'argento, invece di spendere queste loro ricchezze per la causa di Allàh, che li attende un castigo."

"I proventi dell'imposta coranica devono essere utilizzati a beneficio: dei poveri, dei bisognosi, degli esattori (incaricati a riscuotere l'imposta) per coloro i cui cuori sono stati conciliati (all'Islàm) per la liberazione dei prigionieri, per i debitori inadempienti (per motivi che non dipendono dalla loro volontà) per la causa di Allàh, per il viandante"
Il versamento dell'imposta coranica per i fini sopra indicati, è un dovere imposto da Allàh ed Allàh è l'Onnisciente il Sapiente. Il debito di imposta viene in essere dal possesso di 200 dracme oppure 20 dinari, che sono il minimo imponibile. Il minimo imponibile si chiama nisàb. Il dinaro ha valore di 4,8 grammi d'oro (il peso di una "unità di misura del peso" detta mithqàl) Il nisàb dell'oro è pari al valore di 96 grammi d'oro. Infatti, moltiplicando 4,8 (il peso in oro di un dinaro) per 20 (il numero dei dinari di cui è necessario il possesso per il minimo imponibile), si ottiene il peso di 96 grammi di oro). L' imposta coranica di un mezzo dinaro equivale a 2,4 grammi d'oro e 2,4 è esattamente il 2,50% di 96. I beni soggetti ad imposta coranica sono:
oro
argento
mercanzia
gioielli
Sono soggetti ad imposta coranica, ma in misura diversa dal 2,50%:
i prodotti agricoli
le miniere
il tesoro
il bestiame
Per i prodotti agricoli è dovuto, a titolo d'imposta coranica, il decimo del valore, se la cultura non richiede spese di irrigazione, mentre è di un ventesimo, se richiede spese di irrigazione. Per le miniere è dovuta una imposta pari ad un quinto del valore, solo se viene scoperta in un terreno soggetto alla decima. Per il tesoro nascosto sotto terra è dovuta una imposta pari al 10% del valore, tranne che si tratti di pietre preziose. Per il bestiame è stata elaborata dalla giurisprudenza islamica una tabella dettagliata di quanto dovuto in natura dai proprietari di mandrie e di greggi, in rapporto alle specie di bestiame ed al numero di capi. Sono esenti dall'imposta le mandrie di meno di sei cammelli e di trentuno bovini e i greggi di pecore, o di capre con meno di quarantuno capi.

Il calcolo del nisàb in Italia
In Italia il calcolo del nisàb si effettua moltiplicando per 96 la quotazione dell'oro alla Borsa valori di Milano, nel giorno in cui spira l'anno da quando il cespite tassabile è entrato nel patrimonio.Se uno cespiti patrimoniali ha il valore superiore al nisàb, il proprietario è tenuto al pagamento del 2,50% del valore di esso a titolo di imposta coranica.

mercoledì 11 novembre 2009

Le cinque preghiere quotidiane...

... all'alba, a mezzo giorno, nel pomeriggio, al crepuscolo e di notte tutti i musulmani in buona salute, devono prima lavarsi e poi rivolgersi in direzione di La Mecca per rendere lode ad Allah (swt).
Le abluzioni sono il simbolo del ritorno dell'uomo alla primitiva purezza. Se il credente è a casa sua, sceglie un angolo pulito e prega generalmente su un tappeto o su una stuoia. In Moschea la liturgia non cambia, ma le direttive vengono date ad alta voce dall'Imam il religioso o il laico che conduce la preghiera. Il musulmano può pregare anche in ufficio o per strada o dovunque si trovi.
Ognuna delle cinque preghiere è codificata da una liturgia che comprende sia il piano individuale che quello collettivo. La preghiera è anche il momento privilegiato del rapporto intimo con Allah (swt), la confessione diretta. L'incontro con Allah (swt) può essere moltiplicato nelle preghiere solitarie, silenziose anche in strada di giorno e di notte.
I musulmani recitano cinque preghiere al giorno. Ogni preghiera dura pochi minuti. La preghiera nell'Islam è un collegamento diretto tra l'adoratore e Allah (swt). Non esistono intermediari tra Allah (swt) e l'adoratore.
Nella preghiera, la persona sente felicità interiore, pace, e conforto, e così Allah (swt) è lieto con lui o lei. Il profeta Mohammed disse:
(Bilal, chiama (il popolo) alla preghiera, lascia che essi ne siano confortati.) Bilal fu uno dei compagni di Mohammed incaricato di chiamare il popolo alla preghiera.

lunedì 15 giugno 2009

Ash-Shahadah (La professione di fede)


Costituito da due testimonianze. La prima testimonianza è la Shahadah, cioè, "non c'è divinità, fuorché Allah". Essa è la dichiarazione testimoniale della fede nell'unità, unicità e uni-personalità di Allah, gloria a Lui l'altissimo, in cui si esprime la salda convinzione che solo Allah ha diritto di essere destinatario, in esclusiva, della adorazione dell'uomo.

Chi compie atti di culto ricolti ad altri che Allah, gloria a Lui l'altissimo, commette sacrilegio di politeismo. Questo è l'unico peccato che Allah, gloria a Lui l'altissimo, non perdona. Chi rivolge qualsiasi forma di culto ad altri che Allah, mette il destinatario del suo culto sullo stesso piano di Allah, mentre Allah, gloria a Lui l'altissimo, dice nel sublime corano:
"Non attribuite dei pari ad Allah, se voi sapete" (Corano 11.22)

La seconda testimonianza che Muhammad, pace e benedizione su di lui, è Apostolo di Allah. Essa è la dichiarazione testimoniale della fede nella missione apostolica-profetica di Muhammad, pace e benedizione su di lui.

Questa testimonianza non si esaurisce nella dichiarazione verbale eseguita nella cerimonia della professione di fede davanti a ai testimoni, ma con l'obbedienza quotidiana ai suoi ordini e ai suoi divieti e prendendo lui come maestro di vita, direttore spirituale, esempio e modello di comportametno, con esclusione di qualsiasi altro. Significa, inoltre:


  1. che ogni forma di adorazione deve essere eseguita secondo quanto l'Apostolo di Allah, pace e benedizione su di lui, ha stabilito;


  2. aver fede che Muhammad, pace e benedizione su di lui, è il sigillo dei Profeti e che, quindi, non c'è Profeta dopo di lui;